Domenica delle Palme – De Passioni Domini

Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino. Annuncerà la pace alle nazioni. (Zc 9, 9.10)

Con l’ingresso a Gerusalemme, Gesù si consegna volontariamente alla morte, secondo un disegno che non è frutto del caso, ma risponde ad una necessità, vale a dire al progetto di salvezza di Dio. Dio permette il male, acconsente alla morte del Figlio per un giudizio che sfugge alla comprensione umana. Questo progetto di salvezza, che si compie con la condanna a morte del Servo, trova una sua anticipazione nella figura del Servo di ]HWH, uomo dei dolori, reietto e disprezzato, condotto al macello per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità (cf. 1s 52, 13 53, 12). La passione di Gesù realizza la profezia dell’ Antico Testamento.

Quanti beni ci ha recati la passione di Cristo!

Sì, fratelli, era necessario il sangue del giusto, perché fosse cassata.la sentenza che condannava i peccatori. Era a noi necessario un esempio di pazienza e di umiltà; era necessario il segno della croce per sconfiggere il diavolo e i suoi angeli. La passione del Signore nostro era a noi necessaria; infatti, attraverso la passione del Signore, è stato riscattato il mondo. Quanti beni ci ha arrecati la passione del Signore! Eppure la passione di questo giusto non si sarebbe compiuta se non ci fossero stati gli iniqui che uccisero il Signore. E allora? Forse che il bene che a noi è derivato dalla passione del Signore lo si deve attribuire agli empi che uccisero il Cristo? Assolutamente no. Essi vollero uccidere, Dio lo permise. Essi sarebbero stati colpevoli anche se ne avessero avuto salò l’intenzione; quanto a Dio, però, egli non avrebbe permesso il delitto se non fosse stato giusto.

Che male fu per il Cristo l’essere messo a morte? Malvagi furono certo quelli che vollero compiere il male; ma niente di male capitò a colui che essi tormentavano. Venne uccisa una carne mortale, ma con la morte venne uccisa la morte, e a noi venne offerta una testimonianza di pazienza e presentata una prova anticipata, come un modello, della nostra risurrezione. Quanti e quali benefici derivarono al giusto attraverso il male compiuto dall’ingiusto! Questa è la grandezza di Dio:

essere autore del bene che tu fai e saper ricavare il bene anche dal tuo male. Non stupirti, dunque, se Dio permette il male. Lo permette per un suo giudizio; lo permette entro una certa misura, numero e peso. Presso di lui non c’è ingiustizia.

Quanto a te, vedi di appartenere soltanto a lui, riponi in lui la tua speranza; sia lui il tuo soccorso, la tua salvezza; in lui sia il tuo luogo sicuro, la torre della tua fortezza. Sia lui il tuo rifugio, e vedrai che non permetterà che tu venga tentato oltre le tue capacità; anzi, con la tentazione ti darà il mezzo per uscire vittorioso dalla prova. È infatti segno della sua potenza il permettere che tu subisca la tentazione; come è segno della sua misericordia il non consentire che ti sopravvengano prove più grandi di quanto tu possa tollerare. Di Dio infatti è la potenza, e tua, Signore, è la misericordia; tu renderai a ciascuno secondo le sue opere.

(dal Commento al Salmo 61, 22)

 

Per una breve meditazione…

 

Si celebra la passione del Signore: è tempo di gemere, tempo di piangere, tempo di confessare e di pregare. Ma chi di noi è capace di versare lacrime secondo la grandezza di tanto dolore?

 

(dal Commento al Salmo 21, 1)

Casa d’accoglienza Sant’Agostino

Casa vacanza con notevole spazio per 25 persone. La struttura è dotata di cucina e ampio refettorio; salone; 9 camere da 2/3 posti di cui 6 con bagno interno; riscaldamento autonomo su entrambi i piani.

La casa è ben sistemata per gruppi, famiglie, feste, compleanni, ecc…

Il prezzo è variabile a seconda del numero degli ospiti.

Struttura autogestita.

Telefono: 333 1398699
eMail: caruccivalerio@yahoo.it



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Libro On-Line “Agostino dottore della libertà”. A cura di Agostino Trapè

Queste pagine nascondono una speranza; la speranza dell’autore di aver portato, dopo non pochi anni di studio, un contributo alla chiarificazione del pensiero agostiniano su un argomento tanto importante e pur tanto difficile. Se ha raggiunto lo scopo lo dirà il lettore.

Grazia e libertà sono un binomio ad alto rischio; il rischio di trasformarsi, a causa d’una imprudente e fatale scelta, in un dilemma: o la libertà senza la grazia o la grazia senza la libertà. La scelta semplifica il problema ma è, ho detto, fatale, perché deforma un insegnamento che consiste essenzialmente nella sintesi. Tale fu appunto quello del vescovo d’Ippona. Egli è il pensatore della sintesi, delle grandi sintesi, in questo argomento come in tanti altri – Dio e l’uomo, per esempio, Cristo e la Chiesa, amore e timore, ecc. -. Trasformare i suoi binomi in dilemmi significa condannarsi a non capirlo. Non bisogna scegliere, ma studiarlo, per capirlo, in quel profondo – nel caso nostro nel profondo dell’uomo -, dove s’incontrano le verità che sembrano contrarie.

Libertà e grazia. Agostino ha difeso la grazia – necessità efficacia gratuità – ma anche la libertà; ha difeso la libertà ma anche la grazia. L’insegnamento costante e la raccomandazione pressante del vescovo d’Ippona è che i due termini – libertà e grazia – siano tenuti fermi insieme, anche quando non se ne comprenda l’armonia profonda. Basta in questo caso riferirsi a Cristo che è insieme Salvatore e Giudice. Ora come può essere Salvatore se si nega la grazia? E come può essere Giudice se si nega la libertà? Essa è necessaria per essere responsabili dei propri atti ed acquisire il merito. Ed ecco una distinzione preziosa – che molti non sanno (o dimenticano) che Agostino abbia fatto -: la distinzione tra la libertà necessaria per acquistare il merito e la libertà per possedere il premio: la prima esige che si ponga un atto – è Agostino stesso che spiega – con il potere di non porlo, la seconda no, perché ha raggiunto la perfezione, possiede quindi la “beata necessità” di non venir mai meno dall’amore del bene: il poter peccare non è una prerogativa della libertà.

Posti al sicuro questi cardini dommatici intorno alla libertà di scelta, il nostro dottore spazia ampiamente e con gioia nei vasti campi della libertà cristiana. Anzitutto egli osserva che la libertà è tanto cara che affascina l’animo dell’uomo, lo attrae, lo avvince. Libertas delectat!, esclama, ed aggiunge: delectet te, et liber es: ti diletti la vera libertà e sarai libero. La vera: volere il male è libertà falsa o segno di libertà, ma come la malattia è segno della salute. […]

Libro on-line

In Unità

Parole tratte dalla Regola di Sant’Agostino

Viviamo insieme in unità
di mente e di cuore protesi verso Dio.
Questo è lo scopo della nostra vita
testimonianza vera per il mondo in cui viviamo.

Dacci, dacci, Signore la coerenza
di vivere per sempre questo dono
che tu ci fai ogni giorno chiamandoci a te.
Dacci la gioia di scoprirti
in chi ci vive accanto
in chi cerca te, o Signor.

Di ogni cosa nessuno dica:
“è mio è tuo” perché questo non è amore.
Come un tempo, tutto sia in comune
perché nessuno mai soffra in giustizia.

Non ricerchiamo la vanità
o l’egoismo che ci allontana dal tuo amore.
Non ci vantiamo di tutto quel che abbiamo
viviamo insieme la vera povertà.

Festa del Beato Antonio 2012