{"id":74,"date":"2012-01-30T22:05:24","date_gmt":"2012-01-30T21:05:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.beatoantonio.it\/wp\/wordpress\/?page_id=74"},"modified":"2012-01-30T22:05:54","modified_gmt":"2012-01-30T21:05:54","slug":"ritorno-in-patria","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.beatoantonio.it\/wp\/wordpress\/il-beato-antonio\/ritorno-in-patria\/","title":{"rendered":"Ritorno in Patria"},"content":{"rendered":"<p>Il suo ritorno voleva essere umile e nascosto ma, stando alla tradizione, al suo appressarsi tutto uno scampanio festoso e spontaneo dalle diverse torri avvolse la citt\u00e0. Partito una quindicina d&#8217;anni prima lasciando fama e rimpianto come di un santo, \u00e8 ben immaginabile la gioia e l&#8217;affetto con cui venne accolto. Egli non si scompose. Era gi\u00e0 abituato a sostenere l&#8217;entusiasmo dei suoi ammiratori con modestia e umilt\u00e0.<\/p>\n<p>Riprese infaticabile il suo lavoro nella comunit\u00e0, nella chiesa, tra i bisognosi.<\/p>\n<p>I tempi non erano mutati in meglio: erano, se mai, peggiorati. Si era in pieno scisma e nella pi\u00f9 grande confusione. Si parteggiava per un papa o per l&#8217;altro anche a suon di bastonate o peggio. Molti dei piccoli signorotti erano scomparsi ed a contendersi il potere erano ormai nomi pi\u00f9 grossi: ma i piccoli stracci saltavano ancora per aria.<\/p>\n<p>Antonio torn\u00f2 ad essere il conforto e la difesa di tutti. Torn\u00f2 a passare molte ore al confessionale, sempre pi\u00f9 richiesto man mano che la fama si diffondeva di terra in terra; ne uscivano vere conversioni, vero conforto, vera gioia. Non v&#8217;\u00e8 dubbio che molti vi andavano anche per motivi pi\u00f9 pratici e pi\u00f9 modesti; si cominciava infatti a parlare di virt\u00f9, ossia della possibilit\u00e0 che Antonio aveva di curare e di guarire; ed egli benediceva, pregava e curava, ma sapeva approfittare di tutto per sollevare i cuori ad un livello pi\u00f9 spirituale.<\/p>\n<p>E di nuovo dal confessionale alle case dei bisognosi, e da queste, con passo affrettato, al convento, quando la campana chiamava i monaci alla preghiera e agli altri impegni comunitari. Dovunque si trovasse infatti, quando udiva la campana, egli troncava qualunque cosa e accorreva al richiamo di quella vita che aveva scelto e che amava sinceramente. Quest&#8217;amore alla comunit\u00e0 \u00e8 una caratteristica costante che si ritrover\u00e0 in appendici commoventi, almeno secondo certi racconti, persino dopo la sua morte. Si dice infatti che pi\u00f9 volte i frati abbian sentito la sua voce in coro quando ormai il corpo era sepolto sotto la porta della sacrestia e che, se l&#8217;incaricato si scordava o tardava a suonare la campana del coro, questa suonava da s\u00e9, quasi toccata dalle mani d&#8217;Antonio.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la giornata gli scorreva veloce e sempre pi\u00f9 spesso e sempre pi\u00f9 a lungo se ne restava le notti a pregare in chiesa.<\/p>\n<p>Ben presto gli venne affidato l&#8217;ufficio di Priore. Non lo fu, come taluni affermano, ininterrottamente sino alla morte: anche a quel tempo si usava alternarsi in questi incarichi e d&#8217;altronde c&#8217;\u00e8 notizia sicura di altri che lo furono prima che egli morisse, come il P. Giambattista Stazzi. Ma certamente lo fu a pi\u00f9 riprese e per lungo tempo. E vi diede l&#8217;esempio di una misura, di un equilibrio, di un&#8217;umanit\u00e0 che talvolta, proprio perch\u00e9 coll&#8217;anima alle cose del Cielo, difetta nei santi.<\/p>\n<p>La prova pi\u00f9 chiara la diede nel farsi promotore della riedificazione del vecchio romitorio e della chiesa. Proprio lui, cos\u00ec severo e cos\u00ec poco esigente con s\u00e9 stesso, vedeva il romitorio troppo tetro, troppo angusto per i suoi monaci. E non \u00e8 che costoro lo forzassero in questa iniziativa; attaccati alle vecchie tradizioni, \u00e8 pi\u00f9 verosimile anzi che fossero poco entusiasti della novit\u00e0, che pareva andar contro la povert\u00e0 e l&#8217;austerit\u00e0 monastica. Anche gli altri erano monaci tutti spirituali, forse anche un po&#8217; vecchiotti, come lo era il Beato Giacomo, che morir\u00e0 nel 1420. Ma Antonio convinse i confratelli sull&#8217;opportunit\u00e0 dell&#8217;opera, forte anche delle esperienze della vita agostiniana come l&#8217;aveva vissuta a Tolentino e nelle Puglie.<\/p>\n<p>Decisa perci\u00f2 la ricostruzione, n&#8217;affid\u00f2 agli artisti e ai tecnici, secondo le disposizioni monastiche, lo studio e l&#8217;esecuzione, ed egli si diede alla ricerca del finanziamento, appellandosi alla carit\u00e0 di tutti. Il popolo rispose con generosit\u00e0, specie quello minuto, che era oggetto particolare delle sue cure apostoliche. Ci furono anche alcune donazioni di case e terreni o alla Comunit\u00e0 o alla persona stessa di fra Antonio Migliorati, effettuate dal 1401 in poi; beni che furono venduti per continuare la fabbrica. Ma non dovettero essere sufficienti, dato che l&#8217;opera si protrasse per lunghi anni e fu terminata solo dopo la morte del Beato, verso il 1468.<\/p>\n<p>Del suo apostolato e dei suoi impegni religiosi il beato nulla diminu\u00ec durante l&#8217;esecuzione dei lavori. Gi\u00e0 abituato a sacrificare il sonno, ricuperava nella notte in preghiera e penitenze quanto credeva di aver trascurato durante il giorno. Ecco perch\u00e9, man mano che cammina verso la vecchiaia, egli non attenua, ma intensifica sempre pi\u00f9 le austerit\u00e0 della vita. E ci stupisce veramente come, con tanti sacrifici nel vitto, nelle penitenze corporali e soprattutto nel sonno, sia potuto arrivare a cos\u00ec tarda vecchiaia con una salute ancora di ferro e una robustezza e un&#8217;attivit\u00e0 veramente impressionanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il suo ritorno voleva essere umile e nascosto ma, stando alla tradizione, al suo appressarsi tutto uno scampanio festoso e spontaneo dalle diverse torri avvolse la citt\u00e0. Partito una quindicina d&#8217;anni prima lasciando fama e rimpianto come di un santo, \u00e8 ben immaginabile la gioia e l&#8217;affetto con cui venne accolto. 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